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16/10/2019Il tema “immigrazione” e l’esperienza di Vicofaro

Il tema “immigrazione” e l’esperienza di Vicofaro: l’ipocrisia regna sovrana

 

In questi giorni l’esperienza di accoglienza della parrocchia di  Vicofaro e l’operato di don Massimo Biancalani sono al centro dell’attenzione mediatica e vari articoli sono apparsi sui quotidiani per raccontare quanto sta accadendo. Come Fondazione Un Raggio di Luce Onlus sentiamo la necessità di prendere una chiara posizione a sostegno di questa esperienza, che sosteniamo da tempo, e dell’operato di don Massimo.

 

Al di là delle critiche, alcune anche giustificabili, che ognuno può esprimere in merito all’attività di accoglienza portata avanti da don Massimo, quello che sconcerta è l’assoluta ipocrisia che regna sovrana quando si parla dei numeri delle persone accolte e di come si riesce comunque a far fronte alla situazione con l’impegno dei volontari e di tante associazioni, da ogni parte d’Italia, che sostengono l’iniziativa. Ma dove si pensa che possano andare le centinaia di persone che, al termine del percorso di accoglienza, vengono buttate fuori dai centri di accoglienza ufficiali? Forse che possano diventare latitanti come i mafiosi o gli evasi? Dove si pensa che possano vivere ? Con quali risorse? Forse ci si aspetta di ritrovarli a fare una rapina in banca per poi incarcerarli, anche qui a spese della collettività?

 

Dobbiamo smettere di comportarci come gli struzzi che nascondono la testa nella sabbia e toglierci il paraocchi dell’ipocrisia guardando la realtà in faccia: queste persone non hanno alcun posto dove andare; sarebbero destinate a vivere in strada, dormire nei sottopassi o nelle stazioni, bivaccare nelle periferie o occupare stabili abbandonati. Quello che viene assicurato a Vicofaro è in realtà un servizio per tutta la comunità pistoiese, e non solo, ed evita problemi ben più gravi che potrebbero nascere in assenza di tale azione.Tutto questo limitandosi a considerare il problema dal punto di vista dell’ordine pubblico, della vivibilità delle nostre città e del “decoro” di vaste aree.

 

Se poi andiamo ad esaminare il problema  dal punto di vista umano, allora non c’è storia, non è possibile tirarsi indietro o voltarsi dall’altra parte: dobbiamo accogliere l’altro, chiunque sia, farlo e basta, perché queste persone fuggono da situazioni che non augureremmo al nostro peggior nemico. Guerre, persecuzioni politiche o etniche, violenze sessuali, privazione dei beni elementari quali acqua e cibo, per non parlare di quello che succede nei cosiddetti “porti sicuri” dove le persone  vengono torturate o uccise.

 

Ci indigniamo giustamente per la sorte di popoli lontani che vengono oppressi - ieri i Rohingya, oggi i Curdi, domani di nuovo i Palestinesi, e l’elenco potrebbe continuare a lungo - e non vogliamo vedere con occhi sinceri il problema che abbiamo in casa. Ci battiamo per far vivere i bambini, lottiamo contro la fame e le malattie infantili e non ci chiediamo mai che fine fanno tutti i bambini che fortunatamente riescono a sopravvivere. Ebbene hanno una sola possibilità: diventare ADULTI. Ma da adulti sono meno simpatici, vogliono dei diritti, accampano delle pretese, perfino quella di avere una vita degna di essere vissuta e un lavoro.

 

Dobbiamo riflettere su quanto questo ci crea disagio e perché. Vediamo in queste persone dei rivali che possano portarci via un lavoro? Crearci problemi di integrazione? In realtà, la gran parte esercita mestieri che ormai noi italiani ci rifiutiamo di fare perché troppo faticosi o poco remunerativi: raccogliere pomodori, patate, arance o altri prodotti nei campi, fare i facchini, lavorare come manovali, e tutto questo molto spesso per dodici ore al giorno e pagati al nero. Ma ci sono anche tanti/e che diventano microimprenditori e che contribuiscono a creare lavoro anche per gli altri e a sostenere il nostro sistema previdenziale. Alla fine del 2018, oltre 600.000 imprese, pari a circa il 10% del totale, erano straniere e, di queste, 470.000 erano a carattere individuale con 3,7 dipendenti di media (dati UNIONCAMERE e Ministero del Lavoro).

 

Se pensiamo a questo allora forse cominciamo a vedere che il problema può trasformarsi in un’opportunità per l’Italia, al di là del fatto che l’immigrazione, giustamente, deve essere gestita in sede europea con la partecipazione all’accoglienza degli immigrati degli altri stati dell’UE. I volantini offensivi, volgari ed ignoranti, nel senso etimologico di “non conoscenza”, che in questi giorni sono stati distribuiti davanti al sagrato della chiesa di Vicofaro sono quindi la riprova, se ce ne fosse bisogno, che chi non vuole comprendere la realtà è solo chi, partendo da basi ideologiche e razziste, si rifiuta di accogliere il diverso per lingua, etnia, religione o - e lo vediamo purtroppo anche dal numero dei femminicidi fra “italiani doc” - per sesso.

 

Esprimiamo quindi totale vicinanza, appoggio e solidarietà a don Massimo Biancalani per le offese ricevute e continueremo a sostenerlo, insieme a tanti altri, per l’importante opera di accoglienza che, insieme all’associazione Virgilio, porta avanti nell’interesse degli immigrati e di tutti i pistoiesi.

 

Paolo Carrara

Presidente

Fondazione Un Raggio di Luce Onlus

 

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